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Filastrocca per la nanna

Filastrocca per la nanna

Quando l’ho letta (sul libro Luci di Massimo Ivaldo e Giorgia Atzeni), me ne sono innamorata. Eccola qui anche per voi e per i vostri bambini, tenera come la prima stella della sera:

“Mio bimbo, mia bimba dai grandi pensieri

che al giorno son prati, la notte sentieri;

e mari e barchette su gusci di noci

e canti del vento, degli alberi voci.

Dormite, che è notte!…Fra poco è domani,

la luce del sole sarà nelle mani;

e coccole e baci da chi vi è vicino,

e ora un bel sonno, con voi, sul cuscino”

Litigi tra bambini, 2 utili consigli

Litigi tra bambini, 2 utili consigli

Simpatia o antipatia, il primo bisticcio arriva presto. Un bimbo vuole sedersi proprio dove è seduto l’amico, l’amico non ne vuole sapere di cedere il posto. L’episodio può trasformarsi in uno scontro con spintoni, morsi, tirate di capelli. C’è chi si difende energicamente e chi invece è più arrendevole. Ma un bambino che bisticcia non va mai considerato “cattivo”: come è possibile, nei primi anni di vita, superare l’antagonismo se non con una prova di forza?

Per i genitori non è facile restare sereni quando assistono ad un litigio tra bambini, sia che il proprio figlio alzi le mani sia che prenda gli spintoni. Come reagire? Ognuno avrà certamente la propria reazione, dettata un po’ dalle circostanze ed un po’ dal temperamento.

Ricordo lo scorso anno, in spiaggia, di fronte al litigio tra due bambini, eravamo 4 adulti. Ognuno di noi ha reagito diversamente. L’oggetto del contendere era un libro, e mio marito lanciava avvertimenti al bambino che non ne voleva sapere di cederlo, tipo “se non lo restituisci spontaneamente, dovrò prenderlo”, mia cugina cercava di spiegare ragionevolmente al bambino che si doveva fare a turno per il bene di tutti, io proponevo al bambino rimasto senza libro di leggerne intanto un altro e mio cugino sgridava duramente il bambino che teneva saldamente tra le mani il libro come fosse questione di vita o di morte. In tutte le nostre reazioni c’era qualcosa di buono e qualcosa di dettato dall’ansia, sicuramente ognuno di noi metteva in campo il proprio temperamento. Chi più autoritario, chi più negoziatore, chi più adattabile.

In ogni caso, però, l’adulto che assiste ad un litigio tra bambini dovrebbe lasciare che trovino il loro modo per risolvere la questione, intervenendo solo se lo scontro degenera in violenza. Questi conflitti sono infatti le prime esperienze che fanno saggiare al piccolo il complicato mondo delle relazioni sociali, grazie ad essi capisce quali sono le sue reali possibilità nei rapporti, quale sia la conseguenza di un gesto gentile e di uno aggressivo.

Di solito il bambino trova da solo la risposta, nel momento in cui valuta il proprio comportamento in relazione alla situazione che si è creata.

In alcune scuole dell’infanzia esiste “la panchina rossa”. Si tratta di un luogo in cui la maestra (che si trova di fronte ad un conflitto degenerato in violenza) porta i contendenti a sedersi e “litigare bene”.

Nei confronti della “vittima”, viene spontaneo prenderla tra le braccia e consolarla. E che cosa fare con il coetaneo responsabile dello spintone, della tirata di capelli o del morso? Non ha bisogno anche lui di tenerezza, di essere in qualche modo tranquillizzato? Ditegli chiaramente che non siete d’accordo con il suo modo di fare, ma non castigatelo. Proprio in questo momento è importante dimostrargli che gli volete bene, pur impedendogli di aggredire un altro bambino.

Forse vi capiterà di osservare che i bimbi sono anche capaci di consolarsi a vicenda: si scambiano carezze, coccole, regalini. Stanno sperimentando i diversi aspetti di una relazione: bisticciare, sapersi accordare, risolvere i conflitti e perdonare. Talvolta hanno solo bisogno di un piccolo aiuto da parte degli adulti per superare la tensione e risolvere pacificamente il contrasto.

 

Il piede del bambino: a cosa ogni genitore dovrebbe porre attenzione

Il piede del bambino: a cosa ogni genitore dovrebbe porre attenzione

In un bambino normale, senza malformazioni congenite a carico di schiena, anche, gambe o piedini, fino ai due anni è ammissibile praticamente tutto. Fino a questa età:

  • il piede, che alla nascita è piatto, si presenta ancora “grosso” e non ben “conformato”
  • imparando a camminare il bambino assume atteggiamenti sbagliati, provocati dall’inesperienza, che sono del tutto normali. Questi ultimi vengono corretti istintivamente mentre ossa, muscoli e legamenti si accrescono, assumono il giusto assetto e i passi diventano sicuri.

Verso il primo anno di vita il bambino impara a muoversi autonomamente, prova l’ebbrezza dei primi passi: bisogna evitare di allarmarsi per i suoi errori e per le sue cadute e lasciargli la massima libertà, lasciando (il più possibile) il piede a contatto con il terreno, nudo o coperto da semplici calze.

In definitiva, prima dei due anni massima libertà del piede; poi, quando i difetti non possono più sparire da soli, conviene chiedere una consulenza al pediatra o all’ortopedico.

Cosa, in questo caso, deve osservare il genitore? Cosa, se presente, deve essere segnalato al primo controllo? Vediamolo insieme:

  • La forma del piede che il bambino presenta: se i due piedi hanno un aspetto nettamente diverso l’uno dall’altro; se uno è ruotato da un lato e il secondo dall’altro (destro verso l’interno e sinistro verso l’esterno, come se fossero esposti al vento); o se uno si presenta piatto e l’altro arcuato, osservando il piede di piatto e di profilo.
  • La posizione dei piedi del bambino mentre dorme: se dorme sul ventre in rotazione interna, se dorme sul dorso in rotazione esterna
  • Come il bambino si siede, cioè se tende ad assumere la posizione a rana (con le gambe aperte all’esterno).
  • Se cammina in modo scorretto, inciampa spesso, si affatica rapidamente, è molto scoordinato
  • Come il bambino consuma le scarpine, se vi sono zone di eccessivo o irregolare consumo, se la tomaia è piegata da un lato.
  • Se il bambino ha una piega glutea più alta ed una più bassa.
  • Se ha una spalla o una scapola asimmetrica

Tutte queste indicazioni spesso non hanno significato se prese isolatamente, ma se presenti devono indirizzare il bambino al controllo specialistico. Esaurite le osservazioni, non è ancora finito il compito del genitore. Ecco allora alcuni consigli.

Come avere cura del piede del bambino 

  • Quando il bambino cammina appena, usare solo scarpe di stoffa morbidissima
  • Quando il bambino cammina con più sicurezza usare scarpe con: contrafforte posteriore rigido, punta ampia e alta, suola flessibile
  • Se possibile, acquistare al bambino diversi paia scarpe e usarli a rotazione
  • Usare scarpe adeguate per ogni occasione (città, montagna, sport), questo per i bambini più grandicelli
  • Non usare scarpe troppo strette, troppo corte, troppo alte
  • Cambiare le calze ogni giorno
  • Usare solo calze in fibra naturale
  • Usare calze di lana se il bambino ha i piedi freddi
  • Lavare i piedi al bambino
  • Tagliare le unghie al bambino con frequenza, per evitare che urtino contro le scarpe
  • Massaggiare il piede del bambino
  • Perseguire un’igiene di vita corretta (alimentazione, sport…)
  • Farlo camminare scalzo su terreni accidentati come spiagge di sabbia o ciottoli, manti erbosi…
  • Permettergli di giocare con i piedi
  • Lasciare che il bambino tocchi liberamente i suoi piedi come ogni parte del corpo

 

Quando togliere il pannolino? 6 utili indicazioni per capire se è il momento giusto

Quando togliere il pannolino? 6 utili indicazioni per capire se è il momento giusto

Le idee sul cosiddetto “spannolinamento” cambiano come le mode. La prima questione è quando cominciare: le passate generazioni tendevano a cominciare l’educazione al vasino molto precocemente, con l’idea che il bambino dovesse togliere il pannolino prima del secondo compleanno. Attualmente si tende a cominciare più tardi, quando il bambino appare pronto ad abbandonare l’uso del pannolino per provare ad essere più grande.

Sono spesso le pressioni esterne a spingere i genitori ad intraprendere l’educazione al vasino….

Può essere perché devono rientrare al lavoro e, lasciando il piccolo in custodia ad altre persone, vorrebbero che fosse più autonomo; oppure per contenere i costi che i pannolini usa & getta comportano; oppure perché sta arrivando un fratellino e sperano di non dover cambiare pannolino a due bambini.

In realtà anche quelli che hanno già imparato ad usare il vasino spesso reagiscono all’arrivo del fratellino insistendo ostinatamente per farsi rimettere il pannolino, almeno per un po’. La logica che muove il bambino in quel momento e che sta dietro a questa netta inversione di tendenza è che, tra tutti i momenti possibili, quello non è l’ideale per dimostrare la propria indipendenza. Nel momento in cui avviene un grande cambiamento, fratellino o asilo nido che sia, il bambino ha bisogno di molte rassicurazioni rispetto alla disponibilità della mamma e alla sua capacità di prendersi cura delle sue esigenze infantili. Anche togliere il pannolino implica avere fiducia e chiaramente questo genere di fiducia va sviluppato col tempo, non avviene da un giorno all’altro.

Assecondare i tempi del bambino è opportuno anche per ragioni pratiche: la sensazione diffusa tra i genitori è che, se si comincia troppo presto, il processo richieda molto più tempo. Se invece il bambino è pronto per cominciare, collaborerà con voi per il raggiungimento di un obiettivo condiviso.

In che modo il bambino arriva ad essere pronto? Innanzitutto deve esserlo fisicamente, per contenere la vescica e l’intestino, sviluppando il controllo degli sfinteri; ma deve esserlo anche dal punto di vista emotivo, e ovviamente questo punto è un po’ più complicato.

Cerchiamo di capire cosa significa il pannolino per il bambino…

Da quando nasce, il pannolino è una sicurezza, perché contiene quel caos che consegna ai genitori. Simbolicamente rappresenta anche il fatto che il bambino ha bisogno dei genitori per contenere e gestire i suoi sentimenti più caotici. Nel momento in cui il bambino è pronto a passare al vasino, deve essere in grado di rinunciare a quella sicurezza fisica per fare affidamento su ciò che il pannolino rappresenta. In altre parole, il bambino deve fidarsi di sé, della propria capacità di trovare un altro luogo dove riporre i propri bisogni e del fatto che i propri sentimenti disordinati e confusi possono ancora essere contenuti dalla mente del genitore.

In sostanza, questo processo significa abbandonare un certo tipo di sicurezza per sostituirla con un’altra. Ma se il bambino non ha ancora acquisito abbastanza fiducia nella propria idea interna di un contenitore sufficiente, rischia di perdere un elemento di sicurezza prima di poterlo sostituire con uno nuovo.

Costruire la fiducia in sé stessi ed il senso di sicurezza richiede tempo. Così come il bambino troverà il suo momento per togliere il pannolino, allo stesso modo alcune volte si dimostrerà possessivo nei confronti del suo contenuto, rifiutandosi di essere cambiato e pulito immediatamente. Mentre si impegna per diventare indipendente, probabilmente mostrerà di desiderare un maggiore controllo anche su quando essere cambiato.

Si tratta di un tema delicato a cui accostarsi con sensibilità, specialmente perché il desiderio di maggiore indipendenza e controllo è ciò che motiva il bambino a smettere il pannolino. Inizialmente, quindi, potrebbe essere necessario scendere a compromessi in modo da mostrargli il massimo rispetto possibile.

Al compimento del secondo anno di età, il bambino potrebbe non essere ancora pronto a togliere il pannolino; in ogni caso ci sono…

…una serie di comportamenti che possono indicare che si sta avvicinando il momento giusto:

  • il bambino vi fa capire che il pannolino è pieno
  • il bambino va in un posto privato per riempirlo
  • il bambino si mostra interessato al vasino o al water
  • il bambino potrebbe mostrare insofferenza verso il pannolino

Questi sono tutti segni che suggeriscono che sia il momento di insegnargli ad usare il vasino. Ci sono anche dei libri per bambini che presentano l’argomento in modo creativo e divertente. Se, come genitori, non vi sentite assillati dal problema e vi fidate della vostra capacità di comprendere quando il bambino è pronto, sicuramente andrà tutto bene e questo passaggio avverrà nel periodo migliore per tutti.

L’educazione e la parte superiore del cervello

L’educazione e la parte superiore del cervello

Invece di limitarci a dare la risposta…alleniamo nel nostro bambino la parte superiore del cervello, quella che domina sugli istinti e le emozioni molto forti e improvvise…
Più opportunità daremo ai bambini di ragionare, più facile diventerà per loro recuperare lucidità quando sentiranno di star per perdere il controllo delle proprie emozioni. Il nostro impulso iniziale potrebbe essere di risolvere i problemi al posto dei nostri figli, di fornire loro le risposte quando sono in difficoltà; tuttavia, è proprio sollecitando i bambini a fare da sé che li portiamo ad “allenare” il cervello – allo stesso modo in cui alleniamo la muscolatura con l’esercizio fisico – e favoriamo lo sviluppo delle regioni cerebrali necessarie ad acquisire capacità come empatia, autocontrollo, moralità e abilità decisionali. Nel fumetto qui sopra vediamo proprio un esempio di come è possibile allenare il bambino ad usare la parte superiore del suo cervello.
Solo negoziando con il bambino, ascoltando quando parla di come si sente, considerando le alternative e cercando di giungere a compromessi favoriamo in lui lo sviluppo di capacità quali autocontrollo, empatia, moralità e abilità decisionali.

Probabilmente ci saremmo accorti che è molto più facile essere comprensivi con il bambino quando il piano di sotto del nostro cervello (quello delle emozioni forti, anche negative: frustrazione, rabbia, senso di oppressione, nervosismo, ansia, paura) non è scattato in azione! E’ naturale non fare alcuna fatica a restare calmi, rilassati ed affettuosi quando le cose vanno bene  e non si è sotto pressione.

Ma, quando il nostro cervello è sovraccarico, aumenta il rischio che anche noi perdiamo il controllo, proprio come accade ai nostri figli!

Vediamo allora di ritagliarci un po’ di tempo ogni giorno, anche pochissimo, per alcune semplici attività che ci aiuteranno a non perdere il controllo anche nei momenti più infuocati…le vedremo la prossima volta qui su Tivogliobenemamma!

 

Motricità fine: cos’è e come stimolarla con 14 semplici giochi

Motricità fine: cos’è e come stimolarla con 14 semplici giochi
La motricità fine è il controllo motorio sui piccoli movimenti delle mani e delle dita.
I compiti che richiedono un tipo di motricità fine nella vita di noi umani sono moltissimi: girare una chiave, girare pagine sottili, tagliare con le forbici, infilare un filo nella cruna di un ago o nel foro di una perla, scrivere, infilare i bottoni, allacciarsi le scarpe, usare le posate, colorare, costruire con blocchi o costruzioni, fare un puzzle…
L’affinamento della motricità fine fa parte della normale crescita di un bambino ma ci sono attività che possono favorirlo ed altre che lo ostacolano. 

Se il bambino non riesce a compiere le operazioni descritte qui sopra, la situazione per lui si fa estremamente frustrante, per sfociare in extremis in uno scarso livello di autostima da parte sua. E questo per il fatto di non riuscire in compiti che i coetanei sono invece in grado di fare.

Quando i bambini andranno a scuola, avere un buon controllo della muscolatura della mano poi è fondamentale per imparare a scrivere a mano senza troppi sforzi.

Per questo è importante stimolare la motricità fine molto presto, già a partire dal compimento del primo anno di vita, ed evitare abitudini che invece la ostacolano.

Ecco qualche gioco che aiuta i bambini nello sviluppo di questa abilità. Tutte le attività proposte di seguito si rivolgono a bambini tra 12 mesi e 36 mesi:

  • Travasi con sostanze liquide (usando imbuti, palette, cucchiai ad esempio)
  • Travasare oggetti solidi come pasta, legumi, riso soffiato
  • Manipolare composti di consistenza diversa come sabbia, schiuma da barba, farina, pongo
  • Giochi di incastro di vario tipo
  • Puzzle a incastro partendo da quelli con il pomello grande per passare poi al pomello piccolo. E infine quelli senza pomello.
  • Soffiare le bolle di sapone (per la motricità fine di lingua, labbra e muscoli facciali)
  • Infilare i bottoni
  • Impilare cubi
  • Allacciare e slacciare cerniere
  • Soffiare sulle candeline (per la motricità fine di lingua, labbra e muscoli facciali)
  • Pitturare con le dita o con i timbri
  • Giocare con le busy boards (aprire e chiudere vari tipi di fermaporta, accendere e spegnere vari tipi di interruttori ecc.)
  • Ritagliare pezzi di carta con forbici arrotondate
  • Incollare piccoli pezzi

Attività che, se praticate per molto tempo ogni giorno, sono invece di ostacolo allo sviluppo della motricità fine sono quelle che prevedono l’uso dei dispositivi elettronici come TV, cellulare, tablet. La raccomandazione per i genitori è quella di stabilire tempi e modi di utilizzo di questi strumenti. Secondo l’Accademia Americana di Pediatria,  l’utilizzo di tali dispositivi  non deve superare le due ore. Secondo altre correnti di pensiero, in una giornata un bambino non dovrebbe farne uso per più di 90 minuti.

In ogni caso dovrebbe invece essere spronato a fare altre attività e a trarne piacere e interesse. E questo parte da quello che vedono fare a noi adulti, da cosa traiamo piacere e interesse tra le nostre attività. Ci rilassiamo unicamente con un pc o un cellulare oppure facciamo attività sportiva, usciamo, visitiamo posti nuovi, creiamo oggetti e decorazioni con le nostre mani, cuciniamo, ascoltiamo musica e balliamo? Un piccolo esame di coscienza non può che farci bene 🙂

10 modi di far sentire amato il tuo bambino

10 modi di far sentire amato il tuo bambino
  • Rispondi con entusiasmo “Sì!” quando chiede le coccole, non lo stai viziando!

Rispondi di sì per 2 ragioni: un giorno non lontano il tuo cucciolo crescerà non ti farà più tanto spesso questo genere di richiesta. Rispondi sì anche perché, se pure interrompendo quello che stai facendo, dedicando altri due minuti ad un abbraccio sarai istantaneamente ricompensata da un panorama senza pari sui suoi pensieri e sentimenti, oltre alla soddisfazione personale di farlo sentire amato e sicuro.

  • Risveglialo con un sorriso

Sembra facile a dirsi, ma spesso la fretta e la stanchezza lo rendono un po’ meno facile a farsi. Tuttavia le mattine in cui ci si prende un attimo per un bacio in fronte, un sorriso e un paio di carezze sono le migliori. Iniziare con sorrisi e risate predispone grandi a piccoli ad una giornata migliore. Senza contare che aiuta a sfrondare buona parte dei mille sensi di colpa genitoriali che comunque una volta al giorno verranno sempre a farci visita.

  • Lascialo libero di esprimere le sue emozioni…

…anche quando non ti piacciono né le sue emozioni né i suoi modi. Può sembrare un’affermazione esagerata ma continuate a leggere: dimostrare amore vero, incondizionato e sicuro ad un bambino significa anche lasciare a questo bambino uno spazio di espressione del tutto libera. Siamo tutti bravi a dimostrare supporto e vicinanza al nostro bambino quando esprime sentimenti positivi o è tranquillo. Tuttavia è importante permettere anche l’espressione di sentimenti negativi. Resisti al tentativo immediato di censurare e giudicare il comportamento del tuo bambino quando esprime negatività. Piuttosto, esprimi il tuo dispiacere per la sua rabbia e digli che il suo comportamento ti rende triste ma che potrete riparlarne quando si sarà calmato. E poi fallo: quando si calma, parlagliene. In quell’occasione potrai eventualmente correggere l’espressione del suo sentimento, ma con calma.E’ un duro lavoro, ma se fatto con costanza porterà il tuo bambino a rivolgersi sempre a te quando ne avrà bisogno, con fiducia che sarà aiutato.

  • Ascoltalo

Intendo dire ascoltalo attentamente, senza distrarti, quando vuole condividere qualcosa. Molte volte noi genitori ascoltiamo a metà i nostri bambini, mentre pensiamo a cosa cucinare per cena, svolgiamo le faccende domestiche oppure scriviamo messaggi su what’s app. “Guardami negli occhi quando ti parlo, mamma!”, un giorno il nostro bambino potrebbe rimproverarci di questa cosa come noi facciamo con lui talvolta. Fate uno sforzo per ascoltare e, se appena potete, mettetevi alla loro altezza, in ginocchio o seduti, per guardarli mentre li ascoltate. Se non potete dar loro attenzione in quel momento, penso sia preferibile dirglielo, con semplicità. Dite solo “In questo momento non posso ascoltarti con attenzione, ma, se mi fai finire questa cosa, poi sono da te”. Ovviamente poi attenetevi a quello che gli avete detto. Altrimenti non vale.

  • Impara il suo “linguaggio amoroso”

Facciamo un esempio tratto dal nostro mondo adulto. Qualche donna si sente molto amata quando il suo compagno le fa una sorpresa o arriva a casa con un mazzo di fiori. Qualche altra si sente molto amata quando il suo lui la batte sul tempo e le fa trovare la lavastoviglie magicamente vuota e i panni stesi. Rifletti su cosa fa sentire speciale il tuo bambino, le tue supposizioni o gli standard non necessariamente risponderanno al suo modo di essere.

  • Sii un genitore aperto

I bambini non hanno una grande possibilità di decidere della loro vita. Viene loro detto cosa devono fare, a che ora farlo. Come devono vestirsi, cosa devono mangiare. Dove devono andare e con chi. Chiedere, ove possibile, la loro opinione, li farà sentire amati e un pochino più autonomi. Allenati a coinvolgere il tuo bambino in ogni cosa sia possibile, da cosa fare nel fine settimana tutti insieme a cosa cucinare per cena (ponendo magari alternative che siano tutte realizzabili nei tempi che avete). Puoi anche tirar fuori dal cassetto ogni mattina due cambi possibili e far scegliere a lui quale preferisce indossare. Fare queste piccole cose non significa dare le redini in mano al vostro bambino, ma sicuramente gli fanno arrivare il messaggio che i suoi sentimenti e le sue preferenze contano per voi.

  • L’amore sta anche nei piccoli gesti

Quale persona non è contenta di trovare inaspettatamente un bigliettino con un cuore da parte di chi ama? Altrettanto potete fare voi con il vostro bambino, maari mettendoglielo nel diario di scuola o nella scatola della merenda. Portalo qualche volta in pasticceria dopo la scuola per una cioccolata calda, anche se poi a cena non mangiasse tantissimo, che importa? Oppure scrivi il suo nome con i mirtilli o le gocce di cioccolato sul piatto della colazione. Queste piccole cose faranno sentire il tuo bambino tanto amato come quando qualcuno le fa per te.

  • Prevedi del tempo da passare a tu per tu

Prevedi un “appuntamento speciale” almeno una volta al mese con ciascuno dei tuoi bambini. Questo aiuta a rendere più profondo il legame e a rafforzare la vostra intesa. Un momento speciale tutto per loro agevolerà quel genere di conversazione tranquilla, e magari anche lunga, che non sempre si riesce a far rientrare nella routine di ogni giorno. Potete anche lasciar decidere al vostro bambino cosa farete nel vostro pomeriggio speciale insieme, ovviamente entro il limite di cose attuabili. In questo modo, anche quando le vostre vite si faranno piene di impegni, il vostro bambino saprà di poter contare su quel momento insieme a voi.

  • Mantieni le promesse che fai al tuo bambino e non fargli promesse che non puoi mantenere

Così come minacciare sanzioni che poi non metti in atto (“Se non sparecchi la tavola, non potrai uscire” per poi farlo uscire senza che abbia sparecchiato), anche fare promesse che poi non mantieni può minare la relazione con tuo figlio. Nella vita accade di avere degli imprevisti ma fare vuote promesse solo per far star buono o calmare il tuo bambino non può fare altro che accentuare sentimenti di sfiducia nei vostri confronti e di scarsa autostima.

  • Diglielo!

Che gli vuoi bene. “Ti voglio bene!”, puoi dirglielo la mattina quando esce o la sera quando lo metti a letto, ma meglio ancora se glielo dici quando non se lo aspetta, per esempio quando è contrariato o ammalato. Dirgli “Ti voglio bene!” in questi momenti significa dirgli “Ti voglio bene sempre, anche quando non sei al meglio della forma o dell’umore”. E tutti noi ogni tanto abbiamo bisogno di rassicurazioni su questo punto, che poi è alla base dell’amore incondizionato.

 

 

Salutile e Where ARE U: 2 app importantissime da scaricare

Salutile e Where ARE U: 2 app importantissime da scaricare

Oggi vorrei parlarvi di due innovazioni utilissime che ci vengono messe a disposizione gratuitamente in questa epoca digitale in cui tutti o quasi abbiamo a disposizione uno smartphone.

Sto parlando di:

  • Salutile Pronto Soccorso

Si tratta di una app della regione Lombardia, con la quale è possibile consultare l’elenco di tutti i Pronto Soccorso vicini al luogo in cui ci si trova, conoscere il numero di persone in coda in quel momento e i tempi di attesa stimati. Un dato molto importante, inoltre, è l’indice di affollamento, ovvero il numero di presenti in rapporto ai medici disponibili. Ogni cittadino può visualizzare sulla mappa, direttamente sull’app, le strutture più vicino a lui ed eventualmente avviare la navigazione guidata verso il Pronto Soccorso scelto.

Salutile Pronto Soccorso è al momento disponibile per dispositivi con sistema operativo iOS (7.0 o versioni successive) e Android (4.4 o versioni successive) ed è scaricabile gratuitamente da App Store e Google Play.

  • Where ARE U

Anche questa app è estremamente utile e importante, soprattutto se si hanno bambini in casa. Infatti dobbiamo tenere presente che, anche se si spera che non succeda mai, talvolta sono i bambini a dover chiedere aiuto per il genitore. Ed è buona norma insegnare loro come fare non appena li riteniamo pronti.

Questa app è così semplice che la può usare anche un bambino per chiedere aiuto, è sufficiente aprirla e schiacciare il grosso tasto rosso nel mezzo dello schermo. La cosa straordinaria è che non solo in questo modo parte la chiamata ai soccorritori (senza dover digitare alcun numero) ma l’indirizzo del chiamante viene anche localizzato in automatico, quindi non è necessario fornirlo (o saperlo fornire, nel caso la chiamata arrivi da un bambino).

 

 

Salviamo la schiena dei piccoli! Ecco 4 utili indicazioni

Salviamo la schiena dei piccoli! Ecco 4 utili indicazioni

Cinque bambini su dieci, tra i 6 e i 10 anni, soffrono già di mal di schiena. A dare la notizia è l’Associazione Italiana di Fisioterapisti: il numero degli alunni della scuola primaria che accusa dolore alla parte bassa della schiena è pari al doppio di quello dei loro genitori alla stessa età. Zainetti stracolmi di libri e posture scorrette nei banchi sono tra i principali imputati. Prendersi cura della schiena nell’infanzia significa proteggerne la salute nell’età adulta. I bambini hanno dalla loro parte una grande terapia per la spina dorsale: l’estrema mobilità. Quindi, non preoccupatevi per le strambe posizioni che assumono se si muovono tanto perché significa che stanno dando sollievo alle loro strutture. O che le stanno sperimentando. Controllate piuttosto che non mantengano le stesse posture a lungo, soprattutto quando studiano o sono seduti.

“Qual’é la posizione corretta quando é seduto al tavolo e scrive, legge o disegna?”

Ecco quattro semplici indicazioni che possono fare molto per la salute della schiena:

  1. Innanzitutto la scrivania o il banco devono essere proporzionati all’altezza del bambino: il piccolo deve poterci poggiare gli avambracci con le spalle rilassate.
  2. Tutta la schiena e i glutei devono essere ben appoggiati allo schienale. Abituiamoli a tenere collo e testa allineati con la colonna vertebrale, come fosse un gioco, senza sgridare.
  3. L’ideale sarebbe dotare il bambino di un poggiapiedi (come una scatola delle sue scarpe) per evitare che il corpo si sporga troppo in avanti
  4. Libri, quaderni e fogli devono essere davanti al bambino, non spostati a destra o a sinistra. Insegnategli a usare un leggìo.

E’ importante anche scegliere lo zaino giusto! Contattate con fiducia Tivogliobenemamma se avete bisogno di acquistarne uno e non sapete con chiarezza a cosa porre attenzione.

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