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5 ragioni per godersi i “terribili due anni” del nostro bambino

5 ragioni per godersi i “terribili due anni” del nostro bambino

Molti genitori parlano dei “terribili 2” come del periodo più tosto dell’educazione del proprio piccolo. Tuttavia, per quanto sia vero che i duenni mettono a dura prova la nostra pazienza, è anche vero che in questo stadio della crescita i bambini ci regalano momenti di grandissima gioia e di malcelato orgoglio genitoriale.

Vediamo perché.

  • INIZIANO A PARLARE

Come non amare quella vocina che mescola parole di senso compiuto a sillabe sconnesse? A due anni poi avviene la cosiddetta “esplosione del vocabolario” e i bimbi, per quanto non parlino ancora con estrema chiarezza, riescono comunque ad esprimere verbalmente ciò di cui hanno bisogno e come si sentono. Tutto questo, oltre che emozionante, è anche di grande aiuto.

  • IMPARANO OGNI GIORNO COSE NUOVE

Come quand’erano neonati, a due anni i bambini sembrano apprendere cose nuove ogni giorno. E probabilmente è davvero così: ogni giorno possono dire parole nuove, contare fino ad un numero più alto, identificare un colore che fino al giorno prima non identificavano. Tutto questo è affascinante da osservare e, come genitori, ci riempie di orgoglio!

  • COMINCIANO A SVILUPPARE UNA LORO PERSONALITÀ

Più il bambino apprende, più diviene consapevole di se stesso. Ad ogni nuova esperienza, il nostro duenne sviluppa suoi propri pensieri, sentimenti, gusti e…disgusti! Penso sia meraviglioso vedere un bambino che sviluppa una personalità propria, conoscerlo nei suoi lati di maggiore sicurezza e nei suoi punti deboli, con le sue passioni e le piccole stranezze o manie (stabili o passeggere, lo dirà il tempo!). E il fatto di conoscere questa sua personalità, peraltro, ci rende molto più facile gestire il piccolo nei terribili momenti di nervosismo che inevitabilmente attraversa a questa età. Non a caso si parla di “terrible twos”.

  • SONO CREATIVI

I bimbi di due anni hanno un modo unico e speciale di guardare alla vita. Si tratta di uno sguardo diverso sul mondo, una prospettiva che ha un immenso valore e che purtroppo tendiamo a perdere crescendo. I duenni hanno ben poche inibizioni e beneficiano di una creatività allo stato puro. Lasciati soli per due minuti, potrebbero fare un bel po’ di disastri, proprio per questa loro natura curiosa e creativa: ad esempio potrebbero colorare i muri perché hanno scoperto che intingendo un oggetto nello yogurt, poi possono usare questo oggetto come un pennello. Tuttavia, se gli si lascia uno spazio sicuro in cui giocare (un luogo in cui possa anche sporcare e sporcarsi!), il vostro piccolo potrà esprimere tutto il suo potenziale (e la sua felicità!) senza fare troppi danni.

  • VOGLIONO DARE UNA MANO

Il duenne ha una fissazione: è indipendente e vuole fare da solo. Molto spesso questo lo porta a crisi di rabbia potenti, quando cioè si scontra con i limiti della sua età, della sua altezza, delle sue abilità. Ma altre volte questo lo rende estremamente servizievole: rimette ad esempio il bicchiere o la buccia di banana sul tavolo, si toglie le mutandine (6 al giorno) solo per il gusto di metterle nel cesto della biancheria sporca o nel cassetto delle mutandine, vuole stendere, piegare i vestiti, cucinare, apparecchiare la tavola, fare il bucato, vestirsi da solo. Sarebbe un gigantesco errore da parte di un genitore ostacolarlo in questa sua tensione verso l’indipendenza. Pertanto, anche se ci costerà pazienza e tempo, coinvolgiamolo nelle nostre faccende quotidiane. Il ritorno in termini di gioia ci ripagherà dei rallentamenti che questo coinvolgimento spesso causa.

Il test per valutare nidi e scuole dell’infanzia

Il test per valutare nidi e scuole dell’infanzia

Se siete indecisi tra più strutture, o semplicemente volete avere una lista di domande o cose da osservare durante la visita della struttura che avete scelto per il vostro bambino, ecco un test che può esservi utile.

Le condizioni generali

  • La struttura è facilmente raggiungibile da casa vostra/dal vostro posto di lavoro?
  • C’è parcheggio nelle vicinanze?
  • Quali sono gli orari? C’è la possibilità di anticipare/posticipare l’entrata o l’uscita? C’è la possibilità di part-time? Solo orizzontale o anche verticale?
  • Quali sono i costi fissi? Quali i costi accessori?
  • L’impostazione è laica o religiosa?
  • I bambini sono allegri e coinvolti attivamente?
  • Il livello di rumore è accettabile?
  • L’ambiente è accogliente?
  • Le aule sono pulite, prive di pericoli, non troppo affollate?
  • Il materiale di cui ogni bambino ha bisogno è sufficiente? Ed è accessibile?
  • E’ presente un’area gioco all’esterno dell’asilo? I bambini vengono portati quotidianamente all’aperto?
  • Pensate che al vostro bambino piaceranno l’orario e le attività dell’asilo?

Il rapporto con le educatrici

  • Le educatrici accolgono il bambino e i genitori man mano che arrivano?
  • Come è gestito l’inserimento? A tempistiche rigide o personalizzate? Breve o lungo? Ricordiamo che un buon inserimento dura circa 3 settimane.
  • Le educatrici tranquillizzano i bambini quando piangono perché i genitori vanno via? Lo fanno usando parole di comprensione?
  • Nel dare indicazioni, usano un linguaggio semplice, amichevole e positivo?
  • Quale tipo di formazione hanno le educatrici?
  • Sono formate in materia di primo soccorso pediatrico?
  • Seguono corsi di aggiornamento?
  • Sono rilassate nel gestire le reazioni emotive dei bambini e dei genitori?
  • Evitano di usare espressioni negative come: “No, non si fa! Cattivo! Guarda lui come fa piuttosto” ecc.?
  • Sembrano realmente interessate ai bambini?
  • Qual’è il rapporto tra numero di educatrici e numero di bambini? Vi sembra adeguato?
  • Le educatrici sono molto stabili o cambiano spesso?
  • Il vostro bambino avrà un’educatrice di riferimento oppure un gruppo di educatrici?
  • Si fa uno sforzo per mantenere i contatti tra educatrici e genitori?
  • Si incoraggiano i genitori a prendere parte alle attività dell’asilo?
  • Ci sono riunioni per conoscersi e discutere programmi e regole?

Se il bambino ha meno di 12-24 mesi

  • I bambini possono gattonare in una zona senza pericoli?
  • Le educatrici rispondono subito ai loro bisogni (cambio, sonno) oppure ad orari fissi?
  • I bambini sono lasciati nei lettini o nei box anche da svegli?
  • Le educatrici tengono i bambini in braccio? Parlano e giocano con loro?
  • Le educatrici si lavano le mani ogni volta che cambiano un pannolino?
  • La zona per il cambio dei pannolini è adeguata e pulita?
  • I pannolini sono forniti dall’asilo o da portare? Se sono forniti dall’asilo, che tipo di pannolini sono?
  • La struttura accetta i pannolini lavabili?
  • Nel caso allattiate, la struttura accetta di somministrare latte materno estratto? Se sì, dove ha modo di conservarlo e scaldarlo?
  • Nel caso alimentiate il vostro bambino con latte di formula, come, dove e da chi viene ricomposto il latte? E’ fornito dalla struttura o è da portare?
  • Il cibo contiene sale o zucchero?
  • La struttura è sensibile fatto che le proteine e le fibre vanno ben calibrate al di sotto dell’anno di età?

L’incoraggiamento dell’autonomia

  • Si incoraggiano i bambini ad essere autonomi, ma tenendo conto delle loro effettive possibilità?
  • Qual’è la politica sullo spannolinamento?
  • Le attività vi sembrano adatte all’età del bambino?
  • I bambini hanno la possibilità di fare delle scelte?
  • Le educatrici supervisionano il gioco senza essere invadenti o intervengono anche se non richieste?

L’incoraggiamento della socializzazione

  • Le regole di comportamento e i giochi sono gli stessi per maschi e femmine? Esempio: tutti e tutte giocano con le bambole e con le macchinine senza essere indirizzati a giochi considerati, secondo idee antiquate, come giochi da maschi o da femmine? Tutti, bambini e bambine, partecipano al riordino e alla pulizia dell’ambiente o all’apparecchiamento del tavolo?
  • Si spiegano i motivi che giustificano le regole?
  • I bambini sono incoraggiati a trovare una soluzione positiva dei loro conflitti?

Il tipo di attività

  • Le attività stimolano la curiosità dei bambini?
  • I bambini sono liberi di esplorare?
  • Le sezioni sono miste oppure omogenee per età? Quali sono vantaggi e svantaggi dell’una e dell’altra situazione?
  • Le educatrici cercano di arricchire il linguaggio dei bambini? Se sì, in che modo? (lettura con indicazione delle figure, canzoncine mimate, uso di altre lingue, baby signs)
  • Le educatrici fanno domande che stimolano il pensiero ed il ragionamento?
  • I giochi sono adatti all’età?
  • Il programma delle attività giornaliere è esposto?
  • Ci sono legami e partnership con altre realtà del territorio? (esempio: fattorie, associazioni anziani, coltivatori, biblioteca, associazioni sportive, teatri, piscine)
  • C’è equilibrio tra gioco e riposo, tra attività strutturate e libere, tra attività concettuali e di movimento, a piccoli gruppi e collettive?
  • I lavori dei bambini sono esposti ad una altezza che può essere raggiunta anche da loro?

I pasti 

  • I pasti e le merende sono equilibrati?
  • La cucina è interna (con cuoca della struttura) oppure i pasti vengono forniti da un catering?
  • E’ possibile visionare un esempio di menù?
  • E’ possibile visitare la cucina?
  • Si possono portare snack da casa o è proibito?
  • Si incoraggia il movimento?
  • La struttura è preparata a rispondere ad eventuali esigenze alimentari speciali (intolleranze, vegetarianesimo, veganesimo, precetti di carattere religioso)
  • I bambini si lavano le mani prima di ogni pasto?
  • L’igiene dentale è prevista dopo il pasto?
  • A fine giornata è sempre possibile sapere cosa e quanto il bambino ha mangiato? (Alcune strutture espongono una tabella compilata di giorno in giorno dalle educatrici)

Il sonno

  • Il sonno ha orari fissi?
  • Come vengono accompagnati i bambini al sonno? (ninna nanna? luci soffuse? storie? cullati?)
  • La struttura accetta il ciuccio?
  • Cosa può fare il bambino che non ha sonno? Deve stare per forza in branda o può giocare/prendere parte ad altre attività?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Meglio il nido, la tata o i nonni?

Meglio il nido, la tata o i nonni?

Molte mamme mi fanno questa domanda. La risposta non è semplice, e spesso bisogna trovare dei compromessi difficili tra la serenità della mamma ed il meglio per il bambino. Ognuno fa la sua scelta, ma qualche riflessione insieme può essere utile a tale proposito.

L’articolo migliore che ho trovato sul tema, e che ricalca molto bene il mio pensiero, è quello di Barbara Lahmita Motolese di GenitoriChannel.

E’ giusto mandarlo all’asilo nido o è meglio che il bambino stia con i nonni o con la tata?

In un quadretto ideale un bebè nasce in una famiglia con due genitori che nei primi anni di vita possono dedicarsi a lui o a lei, alternandosi nella cura in modo che entrambi abbiano anche una propria vita personale e professionale appagante.
Ecco, ora prendiamo questa situazione molto rara e, se per noi non è possibile, mettiamola da parte, perché non ci intralci con forti sensi di colpa. Vediamo cosa fare se non ci è possibile.

Tutti noi vogliamo il meglio per i nostri figli ma ognuno di noi ha una sua specifica situazione di vita, un conto in banca diverso e può fare affidamento su risorse di tipo diverso. Prima di chiederti se è giusto mandare il tuo bambino all’asilo nido è importante porti almeno due domande:

  • Quali sono le nostre risorse?
  • Quali sono i nostri limiti?

Nota bene, ho parlato al plurale perché in qualche modo anche i membri delle famiglie di entrambi, se sono vicini e in buoni rapporti, sono in qualche modo coinvolti quando nasce un bambino.

Meglio il nido oppure stare con mamma e papà?

In molte famiglie, per motivi diversi, uno dei due genitori non lavora, solitamente è la mamma, ma ultimamente sta crescendo il numero di famiglie in cui è il papà a stare a casa.
Spesso ai genitori che scelgono di stare a casa e occuparsi dei figli direttamente viene detto che “i bambini stanno meglio al nido perché socializzano”.

La realtà, supportata da numerosissimi studi, è che il bambino nei primi anni di vita ha molto più bisogno di “attaccarsi” ad una figura adulta piuttosto che di socializzare con gli altri bambini. Queste frasi nascono dalla convinzione, tipica della nostra cultura, che il distacco precoce sia un incentivo all’indipendenza e all’autonomia, in realtà più il bisogno di attaccamento sarà soddisfatto più il bambino avrà basi solide da cui partire con fiducia verso il mondo esterno.

E’ importante sapere però che man mano che il bambino cresce avrà bisogno di una quotidianità sempre più stimolante: avrà bisogno di uscire (sì anche d’inverno!), avrà bisogno di vedere la vita intorno a lui e avrà sempre più bisogno di interazione, di giochi o oggetti da manipolare, impilare, mangiucchiare…in sostanza avrà bisogno che qualcuno si occupi di lui attivamente; che organizzi spazi, tempi e modi, lasciando anche ampi margini di movimento al bambino per creare la sua realtà.

Questo duplice bisogno del bambino di avere una figura adulta di riferimento e di vivere una quotidianità a sua misura, ma ricca di stimoli, è ciò che dobbiamo creare e cercare per il bambino, sia che lo teniamo con noi, sia che lo affidiamo ai nonni, alla tata o al nido.

Meglio il nido o i nonni?

Questo è un altro eterno dilemma, meglio lasciare il bimbo ai nonni che sono parte della famiglia oppure mandarlo al nido?
Lasciando da parte il tema economico, che dipende dalla vostra particolare situazione, possiamo dire che in linea generale i nonni sono una parte importante della vita dei bambini, hanno un grande affetto per i nipoti e fanno parte della memoria storica della famiglia.

Il loro ruolo è importante perché sono liberi da quegli “obblighi educativi” che ricadono sui genitori.

I nonni sono quelli che portano le caramelle e comprano le figurine dal giornalaio, quelli che si possono permettere di infrangere qualche regola e per questo vengono adorati dai bambini. Tutto questo però decade nel momento in cui i bambini passano la maggior parte del loro tempo insieme ai nonni i quali, in questo modo, vanno ad assumere un ruolo educativo importante. In questo caso può essere difficile bilanciarsi tra questi due ruoli. Non dimentichiamo inoltre che occuparsi di un bambino è un compito che richiede moltissime energie e molto spesso i nonni offrono la propria disponibilità per senso del dovere, ma sentono di non avere le energie necessarie, in particolare se sono avanti con gli anni.

La scelta di lasciare il bambino ai nonni per tutto il tempo in cui i genitori lavorano va quindi valutata bene, con onestà da entrambe le parti. Ricordate comunque che nessuna scelta è per forza definitiva, se dovete tornare al lavoro quando il bambino ha 3 mesi e vi sentite più sicuri nel lasciarlo alla vostra mamma invece che ad un asilo, potete sempre modificare la vostra scelta e inserirlo al nido più avanti, soprattutto se iniziano ad esserci difficoltà relazionali dovute alla differenza di stili educativi.

Meglio il nido o la tata/puericultrice?

La tata (o, se il bimbo ha meno di 12 mesi, meglio ancora la puericultrice) non è solo una baby sitter che viene chiamata all’occorrenza ma una persona che fa le vostre veci in casa quando non ci siete occupandosi del bambino.

Dal punto di vista emotivo, la tata è un’ottima soluzione se avete fiducia in lei. Il vostro bambino potrà restare nel suo ambiente, nell’ambiente che gli è familiare e che gli ricorda in ogni dettaglio mamma e papà. E’ anche una soluzione molto pratica in quanto non dovrete preoccuparvi quando il bambino si ammala o quando l’asilo è chiuso: la puericultrice o la tata saranno comunque al vostro fianco.
E’ importante però che queste figure siano scelte con cura, oltre a occuparsi attivamente del bambino organizzando i ritmi giusti e le attività che possono essere stimolanti, come abbiamo già detto, devono anche corrispondere alle vostre scelte educative ed essere in grado di prendersi cura del bambino quando non sta bene.
Oltre che parlarle direttamente potreste farvi consegnare delle referenze e parlare con gli altri genitori che l’hanno già scelta in passato per capire bene se è la persona giusta per la vostra famiglia.

Qual’è l’età migliore per mandare un bambino al nido, se questa è la nostra scelta prediletta?

Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, professore ordinario di psicologia dello sviluppo all’Università La Sapienza di Roma, la pensa così (da Nostrofiglio, gennaio 2012, ndr): “L’ideale sarebbe poter tenere a casa il bambino almeno fino a 18 mesi. Dopo l’anno e mezzo di età, infatti, i bambini si adattano più facilmente alle novità, riescono a socializzare meglio e ad apprezzare la vita e i giochi insieme ai coetanei. Certo, dipende da bambino a bambino, non esiste una regola universale perché ci sono anche bambini che si inseriscono molto facilmente ed altri che hanno bisogno di più tempo”.

La posizione della dottoressa Oliverio Ferraris mi trova completamente d’accordo.

Primo giorno di scuola in arrivo? Come scegliere lo zaino giusto e portarlo correttamente!

Primo giorno di scuola in arrivo? Come scegliere lo zaino giusto e portarlo correttamente!

Lo zainetto è sicuramente una buona scelta per i piccoli scolari. Occorre però sceglierlo con oculatezza ed indossarlo nel modo corretto.

Vediamo: quali caratteristiche deve avere lo zaino giusto per il mio bambino?

  • Lo zaino, come un vestito, deve essere proporzionato alle misure del bambino. In generale da vuoto non deve superare il 10-15% del suo peso corporeo e, una volta indossato, non deve oltrepassare la linea delle anche.
  • Meglio preferire uno zaino compatto, senza aperture a soffietto, che alla lunga causano uno sbilanciamento posteriore.
  • Le bretelle devono essere ben imbottite e ampie
  • Meglio se lo zaino ha anche una cintura da legare in vita o quantomeno una maniglia.
  • Lo schienale deve essere rigido per rimanere il più possibile aderente alla colonna

Si indossa così…

  • Il tuo bambino dovrebbe indossare sempre entrambe le bretelle dello zaino
  • Contro lo schienale vanno messe le cose più pesanti e via via verso l’esterno quelle più leggere
  • Sarebbe meglio allacciare la cintura addominale, se presente, così il peso si scarica anche su fianchi e gambe e non solo sulla schiena
  • Le cinghie vanno regolate in modo tale che lo zaino non scenda sui glutei, gravando sulla zona lombare.

Buon primo giorno di scuola, grande emozione per tutte le mamme e tutti i bambini!

8 utili consigli per imparare a goderci i nostri bambini ogni giorno

8 utili consigli per imparare a goderci i nostri bambini ogni giorno

Quando si hanno dei bimbi piccoli, la vita è ricca di soddisfazioni ma è anche molto impegnativa e piena di imprevisti. Questo molto spesso può gettarci in uno sconforto che ha poco a che vedere con la realtà oggettiva. Intendo dire che nella realtà oggettiva i bimbi stanno bene, il rapporto di coppia funziona, abbiamo un tetto sulla testa e buon cibo nel frigo, ottimi amici…ma nella nostra testa e nel nostro cuore ci sentiamo sotto stress. Questo ha molto poco a che fare con la realtà oggettiva e molto con la stanchezza, il fastidio per per non riuscire a programmare le giornate con l’efficienza di un tempo, la voglia di libertà di certe giornate ed i sensi di colpa che molti genitori sperimentano per non riuscire ad essere contemporaneamente ottimi genitori,  lavoratori propositivi ed efficienti, amici presenti, figli amorevoli…belli fuori e dentro insomma!

Per dare serenità ai bimbi che state crescendo, tuttavia, conviene guardare le cose dal loro lato positivo e vivere meglio voi stessi. Se voi siete sereni, anche i bambini saranno più tranquilli , perché finché sono piccoli sono molto influenzati dallo stato d’animo di mamma e papà.

Alcune persone riescono più facilmente di altre a guardare le cose con ottimismo, per una sorta di predisposizione naturale. Però sono convinta che qualunque genitore possa riuscirci, senza fare grandi cose e con un po’ di allenamento.

Ecco 8 comportamenti da attuare ogni giorno per goderci i nostri bambini e, alla fine della giornata, andare a dormire più sereni sapendo che la cosa più importante, quella che non ritorna, è stata da noi presa a cuore e gustata:

  • ogni giorno osserva i tuoi bimbi nelle loro espressioni, movimenti, progressi e scoperte
  • ascolta con attenzione i tuoi bimbi più che puoi, guardandoli negli occhi. Se in quel momento proprio sei occupata e non ti è possibile, fallo dopo, oppure ritagliati più tempo il giorno successivo.
  • gioca spesso con i tuoi bimbi, leggi per loro e canta per loro e con loro!
  • non far passare una giornata senza che tu li abbia coccolati, abbracciati e baciati almeno un po’!
  • accudiscili amorevolmente nelle piccole semplici cose di ogni giorno: se gli tagli il cibo, fallo con amore e un sorriso; se gli allacci le scarpe, fallo con gioia e tenerezza (anche se hai fretta!), se gli cambi il pannolino e strilla, canta una canzone nuova che lo stupisca o fagli una carezza per fargli capire che comprendi il suo disagio anche se bisogna proprio cambiare il pannolino!
  • cerca di non programmare troppo le serate, le vacanze o i fine settimana (o anche tutte le giornate, se sei una mamma a tempo pieno): pensa ad un programma di massima, preceduto da un prudenziale “se…” (se non sarai stanca, se il tempo lo permetterà…). Ma se un “se” dovesse mandare a monte i tuoi programmi, cerca di non sentirti troppo frustrata e di pensare che i bimbi crescono, sarà per la prossima volta!
  • pensa alle cose da fare una alla volta. Magari annotale in una lista infinita, ma poi pensa ad una alla volta. Ti stupirai dopo poco tempo, riguardando quella lista, di averne fatte molte con più serenità.
  • quando giochi con i tuoi figli, giocaci davvero, senza pensare alla casa disordinata, alla cena da preparare, al fatto che hai tutte quelle cose da lavare. Altrimenti quella mezz’ora di gioco sarà come non fosse avvenuta o quasi. Sistemerai più tardi, quello che potrai, ora stai con i tuoi bambini e imprimiti bene nella mente questi momenti, perché non si ripeteranno…i bimbi crescono tanto in fretta!

Il cestino dei tesori: cos’é? quando proporlo? cosa metterci?

Il cestino dei tesori: cos’é? quando proporlo? cosa metterci?

Il cestino dei tesori, ma cos’è?

Il cestino dei tesori non è a tutti gli effetti un giocattolo ma un piccolo e basso cesto che raccoglie al suo interno alcuni oggetti di uso comune destinati alla curiosa attenzione e scoperta del bebé. Gli oggetti contenuti nel cestino ovviamente non sono scelti a caso ma accuratamente selezionati dall’adulto per stimolare tutti i sensi (udito, tatto, vista, olfatto) e perché, allo stesso tempo, sono assolutamente sicuri qualora maneggiati e portati alla bocca.

Se chiediamo ai genitori quali sono gli oggetti preferiti dai loro bambini, quasi tutti risponderanno che sono interessati al mazzo di chiavi, ai tegami della cucina, ai bicchieri, alle scatole colorate dei pelati. Una volta raggiunta una mobilità anche minima, i bimbi sceglieranno questi come oggetti preferenziali di gioco, anche se non sempre i genitori ne sono contenti.

Studiamo allora un bel cesto pieno di cose che li stimolino nel loro recente interesse per ciò che noi stessi adoperiamo, ma che siano al contempo oggetti sicuri e abbastanza puliti.

Quando proporlo?

Non appena il bimbo è in grado di stare seduto agevolmente da solo. Questo in genere accade attorno ai 6 mesi

Quali sono i vantaggi?

  • Maneggiando, succhiando e rigirando in bocca gli oggetti, i bambini fanno esperienze relative al peso, alle dimensioni, alla forma, alla consistenza, al rumore, all’odore e quando scelgono un oggetto possiamo immaginare che si stiano chiedendo: “Cos’è?”
  • I bambini giocando con il cesto dei tesori sviluppano per la prima volta il concetto di “scelta” e fanno esperienza per la prima volta del prendere decisioni.
  • L’adulto ha modo di sintonizzarsi sugli interessi del suo bambino, di osservarlo, di parlargli di ciò che lo interessa e questo aumenta la vicinanza tra adulto e piccolino, che si sente seguito e riconosciuto nelle sue necessità di conoscere.
  • Sviluppo della concentrazione. I bambini sono davvero concentratissimi in questa attività, che li assorbe totalmente
  • Meno frustrazione di bambino e genitore. Il bimbo attorno ai 6 mesi sperimenta un po’ di frustrazione perché ha imparato a stare seduto e sa che può afferrare le cose che lo interessano ma non si può spostare per raggiungerle. Spesso sta anche mettendo i primi dentini. In genere il bimbo, quindi, in questa fase è nervoso e lamentoso. Il cesto dei tesori lo aiuto perché lo diverte, lo intrattiene, gli consente di toccare molte delle cose che lo interessano. Il genitore di conseguenza è più rilassato.

Indicazioni per l’uso del cestino dei tesori

  1. Il cestino dovrebbe indicativamente essere di 35 cm di diametro e 10-12 cm di altezza, senza manici e abbastanza resistente, in modo che il bambino ci si possa appoggiare senza rovesciarlo
  2. Riempite il cestino fino all’orlo
  3. Assicuratevi che il bambino sia comodamente seduto. Se seduto lateralmente, assicuratevi che sia abbastanza vicino al cestino (il suo gomito dovrebbe riuscire a poggiare comodamente sull’orlo del cestino).
  4. L’adulto dovrebbe sedere lì vicino, senza parlare o intervenire, a meno che non sia il bambino a richiedere il suo intervento
  5. Il cestino dei tesori dovrebbe essere costantemente rinnovato con l’introduzione di oggetti nuovi. Un modo è quello di avere una scorta di oggetti in un apposito sacco.
  6. Gli oggetti del cestino vanno davvero tenuti come tesori: lavati bene o puliti con un panno, sostituiti se rotti o rovinati
  7. Se sono presenti bambini più grandi, l’adulto dovrebbe proteggere le scoperte del bebé dall’intervento dei più grandi

Cosa mettere nel cestino?

Oggetti naturali

  • pigne di conifere di diverse misure
  • Grossi ciottoli
  • Conchiglie
  • Piccole zucche essicate
  • Grosse castagne
  • Piume grandi
  • Pietra pomice
  • Tappi di sughero di grandi dimensioni
  • Noccioli di avocado
  • Grosse noci
  • Pezzi di luffa (fibra naturale usata per il bagno)
  • Una piccola spugna naturale
  • Un limone
  • Una mela
  • Osso degli ossi buchi

In materiale naturale

  • palla di lana
  • calzascarpe di osso
  • sottobicchiere di paglia
  • spazzolino da unghie in legno
  • spazzolino da denti
  • pennello da barba
  • pennello da imbianchino
  • manici di borsa di bambù
  • pennello per il trucco

Oggetti legno

  • piccole scatole foderate di velluto
  • nacchere non dipinte
  • sonagli di diversi tipi
  • mollette da bucato
  • grosse perle colorate infilate nel loro filo
  • rocchetto, bobina per il cotone
  • grosso anello da tenda non verniciato
  • portatovagliolo
  • cucchiaio o spatola
  • portauovo
  • spatolina

Oggetti di metallo

  • Cucchiai di varie dimensioni
  • frusta da cucina
  • mazzo di chiavi (prima magari lavatele con acqua e sapone)
  • scatole di latta dai bordi arrotondati
  • piccolo posacenere
  • pezzi da tromba o flauto traverso
  • spremiagrumi
  • formine per dolci
  • imbuto
  • anelli da tende in ottone
  • piccola armonica a bocca
  • mazzo di campanelli
  • coperchietti
  • colino per il té
  • pezzi di catena
  • campanello per bicicletta
  • tappo grande di bottiglia di profumo
  • infusore per il té
  • catene di bigiotteria

Oggetti in pelle, tessuto, gomma, pelo, altro

  • collarino per animali domestici
  • borsellino di pelle
  • piccola borsetta in pelle
  • uova di marmo
  • pallina di gomma piena
  • piumino di velluto per cipria
  • pallina di pelliccia
  • pezzi di tubi di gomma
  • palla da tennis
  • palla da golf
  • portagioie in pelle
  • borsellino di perline
  • tappo da vasca con catena
  • sacchettini di tessuto con lavanda, timo, chiodi di garofano ben cuciti

Carta, cartone

  • piccolo block notes con spirale
  • carta oleata
  • cilindri della carta igienica o della carta da cucina

Quale deve essere il ruolo del genitore in questo gioco?

Possibilmente il genitore non deve incitare il bambino ad afferrare gli oggetti, non dovrebbe porgerglieli o aggiustargli la presa di questo o quell’oggetto. Il suo ruolo in questo gioco del bambino è quello di fornire un solido ancoraggio emotivo ai suoi sentimenti di fronte alla scoperta. Spesso il bambino si volterà a cercare lo sguardo dell’adulto, per conoscere il nome dell’oggetto, ma soprattutto per avere la sicurezza che gli permette di scoprire serenamente gli oggetti e le proprie mani che li afferrano. La certezza di poter godere di questo gioco senza paura.

 

 

Bebé con valigia: summer edition

Bebé con valigia: summer edition

Essendo ormai estate, ho pensato che potrebbe esservi utile la lista degli oggetti da mettere nella valigia del bebé per una vacanza di circa 7 giorni.

Ecco qui la lista dettagliata del beauty case del bebé:

  • soluzione fisiologica in mododosi
  • crema solare
  • crema doposole
  • tagliaunghie (se viaggiate in aereo potete sostituirlo con delle limette di cartone o tagliare le unghie al piccolo appena prima di partire)
  • crema lenitiva per il cambio pannolino
  • crema protettiva per il cambio del pannolino
  • crema antizanzare/repellente da attaccare alla carrozzina/braccialetto antizanzare
  • gel astringente al cloruro di alluminio per eventuale contatto con medusa
  • stick dopopuntura
  • detergente
  • vitamina D
  • eventuali medicinali necessari al bambino o antibiotici ad ampio spettro se viaggiate fuori dall’Italia (chiedete al pediatra)
  • spazzolino e dentifricio (se il bimbo ha più di un anno) o garze sterili se si tratta di pulire i primi dentini
  • dischetti cotone
  • ciucci e portaciucci
  • fazzoletti
  • 3 piccole garze sterili (sempre utili, ad esempio per pulire gli occhi con la soluzione fisiologica, o per i dentini)
  • aspiratore nasale
  • massaggia gengive
  • tachipirina
  • termometro
  • un paio di cerotti
  • creme per accidentali ustioni da meduse (chiedete al pediatra prima di partire)
  • disinfettante per sbucciature se avete bimbi più grandi che corrono qua e là e cadono alle volte
  • gel disinfettante per le mani (tipo amuchina), non per il bambino (che, portandosi le mani in bocca, è meglio non abbia gel igienizzanti sulle mani) ma per i genitori
  • spray nasale (per gli usi alternativi in viaggio, specialmente sciacquare facilmente le mani, e a questo proposito rimando al post)
  • sapone di marsiglia per rapidi lavaggi a mano

Ed ecco invece la lista degli oggetti da mettere in valigia per 7 giorni circa di vacanza:

  • 5 body/canottiere
  • 4 cambi completi (tutine oppure pantaloni o pantaloncini+maglietta)
  • un paio di felpe leggere per le sere fresche
  • cappellino per il sole
  • 5 paia di calzini
  • coperta leggera per il passeggino/carrozzina
  • zanzariera per passeggino
  • qualche libro e qualche gioco
  • piscinetta/braccioli/salvagente/swim fin/giochi da spiaggia come formine o innaffiatoio e paletta
  • ombrellone/i se dove andate non ci sono
  • telo da mare o asciugamano che funga da telo mare
  • sandaletti
  • costume contenitivo o pannolino da piscina
  • costume anti UV per non dover spalmare troppa crema solare
  • contenitori porta-pappe
  • omogeneizzati se ne usate
  • snack (come gallette di mais o biscotti solubili o una banana)
  • 2 biberon (per latte o acqua)
  • latte artificiale, se non allattate
  • pannolini, ma tenete presente che potrete comprarne anche in loco se rimanete senza
  • bavaglini
  • occhiali da sole
  • 3 asciugamani (portateli comunque, anche se andate in albergo, non si sa mai)
  • asciugamano con copricapo per la piscina oppure accappatoio se il bimbo è più grande
  • ciabattine da mare
  • ciabattine da interno
  • borsa-fasciatoio da attaccare al passeggino
  • traversine impermeabili da stendere sotto il bambino per cambiarlo in giro
  • salviettine umidificate
  • un paio di piccoli stracci da usare per pulire con l’amuchina alcune superfici che non vi convincono prima di mettervi il bambino (es. seggioloni in autogrill/telecomandi in albergo)

Altro da non dimenticare:

  • passeggino/carrozzina. Se viaggiate in aereo, dovrete passare dal check-in a dichiararli, dopodiché potrete portarli fin sotto le scale dell’aereo, dove il personale addetto li ritirerà per metterli in stiva. All’arrivo li ritirerete al nastro bagagli.
  • fascia portabebé
  • copertura da pioggia per passeggino/carrozzina.
  • tessera sanitaria del bebé
  • carta d’identità del bebé
  • una wet-bag piccola per eventuali indumenti bagnati o sporchi/ per i costumi
  • una sacca grande per tutti i panni sporchi della famiglia

Se partite in auto oppure in treno, non avrete limitazioni per quanto riguarda i liquidi. Mentre se viaggiate in aereo dovrete rispettare il limite di 100 ml a flacone, per un numero massimo di 10 flaconi a persona, disposti in modo ben visibile all’interno di sacchetti di plastica trasparente che dovrete mostrare al controllo bagagli.

Cosa pensano i bambini dei propri sogni? 3 risposte, a seconda dell’età!

Cosa pensano i bambini dei propri sogni? 3 risposte, a seconda dell’età!

Il famoso psicologo dell’età evolutiva Jean Piaget pose queste domande ad un gruppo di bambini di diverse età, dai 5 agli 8 anni:

“Sai cos’è un sogno? Sogni qualche volta durante la notte? Dai, dimmi da dove vengono i sogni!”

I bambini cominciavano quindi a raccontare. Piaget scoprì che le risposte erano di 3 tipi, e che ciascun tipo riguardava una determinata fascia di età:

  • Attorno ai 5-6 anni i bimbi credono che i sogni vengano dall’esterno ed abbiano luogo nella stanza da letto, ritengono quindi che si sogni con gli occhi aperti.
  • Attorno ai 7-8 anni, il bambino ritiene che la fonte dei sogni sia la propria testa ma che i sogni si svolgano nella stanza, di fronte a lui. Come se la testa fosse il regista e la stanza il grande teatro su cui si stagliano i personaggi, o il proiettore con lo schermo del cinema.
  • Attorno ai 9-10 anni, il bimbo sa che il sogno è un prodotto del proprio pensiero, che “quindi si svolge all’interno della testa (o all’interno degli occhi) e che si sogna per mezzo della testa o degli occhi, che in quel momento però sono rivolti verso l’interno”.

 

 

“Non lo voglio! Non mi piace!”: cosa fare in caso di “neofobia alimentare” dai 2 ai 5 anni

“Non lo voglio! Non mi piace!”: cosa fare in caso di “neofobia alimentare” dai 2 ai 5 anni

La neofobia alimentare é il rifiuto verso cibi che non si sono mai assaggiati, che molti bambini manifestano tra i 2 e i 5 anni. «Bisogna rispettare il rifiuto, ma insistere con dolcezza» spiega la psicologa Alda Cosola in questa intervista che riporto integralmente dal sito OK Salute.

“Quante volte i genitori, o gli insegnanti, si sono sentiti rispondere «Non mi piace, non lo voglio!» dai bambini di fronte a un cibo nuovo, o che fino a poco tempo prima era gradito.
Si chiama neofobia alimentare: ne spiega le origini e come affrontarla la psicologa e psicoterapeuta Alda Cosola, responsabile presso la Asl TO3 della struttura che si occupa di promozione della salute. È docente a incarico presso la facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino.

Che cosa è la neofobia alimentare, in particolare nei bambini?

Si tratta di una fobia nei confronti del nuovo, di ciò che non si conosce. È un rifiuto alimentare verso cibi che non si sono mai assaggiati o anche verso quelli che si sono sempre mangiati. È neofobico anche il bambino che mangia soltanto due o tre cibi. La neofobia alimentare insorge a partire dai due anni di vita ed è altalenante fino ai cinque. Dura fino al termine delle scuole elementari, ma i gusti si possono modificare per tutta la vita.
Questa fobia in realtà è nata come necessità, come un meccanismo di protezione che risale all’epoca primitiva, quando il bambino cominciando a camminare da solo, poteva mangiare bacche velenose o altri cibi pericolosi. Insomma, aveva a che fare con l’istinto di sopravvivenza.
Anche gli adulti possono soffrire di neofobia alimentare e questo disturbo si caratterizza con l’ostinazione a non voler assaggiare cibi che non si sa se piaceranno o meno, o a ordinare sempre lo stesso cibo dal menù.

Come si caratterizza? E perché lo ha definito altalenante?

Altalenante perché non segue una linea retta, ma l’atteggiamento di rifiuto può “andare e venire” nel corso degli anni. Si caratterizza perché questi rifiuti, spesso, appaiono quasi immotivati. Invece bisogna sapere che fanno parte di una fase della vita di grossa esplorazione e di affermazione di sé, necessaria alla crescita: posso dire di no, quindi mi affermo come individuo. Rifiutare, dunque, fa parte dell’esperienza che il bambino sta facendo per scoprire se stesso.

Quale atteggiamento devono adottare i genitori?

Prima di tutto i genitori devono capire che il fenomeno della neofobia alimentare è transitorio, non si devono spaventare né farsi prendere dal panico. Invece molti adulti lo vivono come definitivo e sovente sono portati a dire frasi come: «Mio figlio non mangia MAI il formaggio», per poi scoprire che a casa dell’amico il formaggio lo mangia. Quello che conta è che i genitori continuino a ripresentare i cibi salutari, con costanza e senza tensioni inutili.
Fino ai due anni il bambino mangia di tutto, quando subentra la fase della neofobia alimentare, invece, saranno le esperienze fuori dall’ambito famigliare che lo spingeranno a provare nuovi gusti, anche quelli che prima rifiutava. Questa è stata la conferma ottenuta grazie a un progetto sulla neofobia alimentare che ha visto somministrare un questionario a 600 bambini delle scuole elementari di Pinerolo, in provincia di Torino, prima validazione italiana del Questionario ideato dai ricercatori dell’Università di Toronto, in Canada, coordinati dalla professoressa Patricia Pliner. Le conclusioni a cui siamo giunti con questo studio, realizzato in collaborazione con i medici del Sian, ci hanno anche dato l’opportunità di concretizzare nuovi progetti all’interno delle scuole per l’educazione a una sana alimentazione.

E nella pratica?

Bisogna sempre proporre quegli alimenti che secondo noi sono salutari, il bambino deve fin da piccolo avere un buon esempio in casa, vedere i genitori che consumano frutta e verdura. E deve avere delle alternative, perchè se in casa ci sono soltanto merendine, non potrà mai scegliere la frutta. Lo stesso discorso vale per le mense scolastiche: i cibi più salutari, e di solito meno apprezzati come la verdura, dovrebbero essere proposti a inizio pranzo.
Bisogna rispettare il rifiuto, ma insistere con dolcezza; rispettare il suo desiderio di autonomia non significa chiedergli «Cosa vuoi per cena?» ma «Per cena preferisci le carote o i fagiolini?» Questa è la domanda corretta da fare, perché lo si mette davanti a una scelta, lui potrà decidere, ma entro un confine definito dall’adulto. Attraverso il cibo si educa anche alla vita, proporre cibi “diversi”, gusti particolari come l’amaro insegna al bambino che la vita non è solo dolce e un domani sarà più preparato a certi “bocconi” da mandare giù.

Per i bambini, la presentazione dei cibi può fare la differenza?

Senza dubbio. Si può e si deve giocare con il cibo, usare la fantasia è fondamentale per rendere più appetibili quegli alimenti che non sono tra i preferiti. La frittata? Perché non chiamarla “sole”, e il merluzzo “il pesce del mare del Nord”? Formare occhi con i piselli e fare la bocca con una fettina di peperone rende più allegri e invitanti le verdure. Il gioco permette di introdurre cibi di forme e colori diversi fondamentali dal punto di vista nutrizionale.
Il bambino deve essere sempre stimolato a cibi nuovi, a nuove esperienze, bisogna incuriosirlo, introdurre nel suo menù quotidiano la maggiore varietà di cibi. E poi è molto utile cucinare insieme ai bambini, visitare gli orti per scoprire come nascono e crescono frutta e verdura. Fargli vivere esperienze positive legate al buon cibo.”

Fonte: https://www.ok-salute.it/bambini/cibo-e-bambini-non-mi-piace-non-lo-voglio-e-la-neofobia-alimentare/

Tivogliobenemamma aggiunge che anche coinvolgere i bambini (persino i più piccoli, ciascuno secondo le sue capacità, fosse anche solo quella di “rimestare”) nella preparazione dei pasti può fare la differenza!

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