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Il calo di peso dopo la nascita: ecco cosa sapere per non preoccuparti

Il calo di peso dopo la nascita: ecco cosa sapere per non preoccuparti

È normale che i neonati perdano peso nella prima settimana di vita, e per questo motivo si parla di “calo fisiologico”, ovvero normale, consueto e da inquadrare in un andamento dei primi giorni di vita che non deve destare preoccupazioni di sorta per la salute del piccolo. 

Un calo di peso fino al 10% fa parte del normale processo di adattamento alla vita fuori dall’utero materno e deriva essenzialmente da 3 fattori:

  • espulsione del meconio (le prime feci del neonato, nere e collose, costituite da cellule intestinali, peluria, capelli, liquido amniotico e, in breve, tutto ciò che il piccolo ha inghiottito nell’utero)
  • perdita di liquidi (il vostro bambino passa da un ambiente acquatico -quello uterino- ad uno aereo e quindi molto più secco)
  • difficoltà nel mantenere una suzione prolungata ed efficace a causa della sonnolenza, che può essere dovuta a diversi fattori (ad esempio l’ittero)

Il calo di peso è da considerarsi fisiologico fino al raggiungimento della soglia del 10% del peso alla nascita. Ciò vuol dire che un bambino nato di 3300 g (3,3 kg) sarà considerato in calo normale fino al peso di 2970 g, ossia entro i 330 g di calo ponderale (10% di 3300 g).

Un modo semplice per calcolare qual’è la percentuale di peso persa è questo:

((peso alla nascita – peso attuale)*100):peso alla nascita

Esempio

  • Peso alla nascita 3300 g
  • Peso attuale 3180

3300-3180=120 g

120 *100 = 12000

12000:3300= 3,6

Il calo è del 3,6%

La maggior parte dei neonati recupera il proprio peso di nascita entro il quindicesimo giorno di vita. Se non sussistono difficoltà nell’allattamento, se il bambino urina e si scarica adeguatamente, se la sua pelle e le sue mucose non appaiono disidratate: non c’è da preoccuparsi.

In terza giornata in genere arriva la montata lattea ed il piccolo smette di calare.

 

 

Perchè anni fa si allattava a orari ed oggi si allatta a richiesta?

Perchè anni fa si allattava a orari ed oggi si allatta a richiesta?

Nel 1984, anno in cui sono nata, alle donne in dimissione veniva consegnato un documento che consigliava di allattare ogni 3 ore. Oggi si consiglia vivamente alle donne di allattare a richiesta del neonato, ovvero ogni qualvolta il neonato mostri segnali di fame. Quali sono questi segnali?

  • muove la testa da un lato all’altro aprendo la bocca
  • succhia le mani
  • emette rumori di richiamo, prima del pianto

Infine piange, ma il pianto è un segnale tardivo di fame, ed affinché il piccolo possa attaccarsi efficacemente al seno, potrebbe essere necessario calmarlo prima di offrirgli il seno.

Perché questo cambiamento, ovvero da poppate a orari a poppate a richiesta?

La generazione passata è la cosiddetta “generazione biberon”, per via della pervasività che raggiunse, negli anni 70-90, l’alimentazione del neonato con latte artificiale. L’alimentazione al biberon prevedeva quantità specifiche, orari precisi e un numero definito di poppate. In sostanza si applicò lo stesso principio all’allattamento materno, nella convinzione, non suffragata da ricerche, che questo avrebbe evitato al bambino problemi intestinali e che lo avrebbe abituato ad una routine nell’assuzione dei pasti, norma di igiene alimentare che si adatta al bambino più grande e all’adulto, ma non al neonato o al bambino di pochi mesi.

Nel corso degli anni l’allattamento materno è stato studiato molto meglio, la sua fisiologia, i benefici che ha, la composizione del latte. E da una comprensione più completa della fisiologia dell’allattamento, si è giunti a comprendere che l’allattamento a orari non risponde adeguatamente alle esigenze nutrizionali del neonato e che potrebbe causare ingorgo alla mamma, con conseguente sofferenza e calo nella produzione di latte da parte della ghiandola mammaria.

Quali sono le controindicazioni dell’allattamento a orari?

Possono essere molte e diverse. Una gestione rigida dell’allattamento, come quella a orari, potrebbe comportare:

  • difficoltà del bimbo ad attaccarsi al seno per l’eccessiva durezza della mammella
  • dolore per la mamma quando il piccolo si attacca al seno cercando di succhiare (una conseguenza del punto precedente)
  • neonato molto agitato oppure, al contrario, disinteressato e sonnolento (nel primo caso per la fame, nel secondo caso per calo di zuccheri nel sangue o perdita di interesse per l’impossibilità di attaccarsi efficacemente)
  • nervosismo e preoccupazione da parte della mamma
  • disidratazione del neonato
  • ingorgo mammario: il latte c’è, ma non riesce ad uscire per la tensione eccessiva presente all’interno dei tessuti del seno
  • calo nella produzione di latte materno: il corpo della madre riceve il segnale che il latte prodotto è eccessivo rispetto alle esigenze del bambino e di conseguenza ne produce meno.
  • necessità di somministrare aggiunta di latte di formula al bambino, perché il latte della mamma non risponde più alle esigenze del neonato in crescita

Perché nei primi mesi di vita le abitudini sono così importanti? E cosa si intende per “abitudine”?

Perché nei primi mesi di vita le abitudini sono così importanti? E cosa si intende per “abitudine”?

Familiarizzare con le routine aiuta il bambino a prevedere ciò che succederà, a partecipare alle azioni dei genitori e lo aiuta a tollerare i ritardi.

Tuttavia, affiancando le famiglie nel mio lavoro a domicilio, mi capita spesso di notare che la maggior parte dei neogenitori ha un concetto “adulto” di cosa voglia dire “abitudine”. Per un adulto le abitudini sono essenzialmente fatte di luoghi e di orari. Anche piuttosto precisi. Per un neonato, che non ha il senso del tempo, né la vista, come li abbiamo noi, le abitudini sono fatte essenzialmente di gesti. Mi spiego meglio: la maggior parte dei genitori  alle prime armi ritiene che garantire una routine al proprio figlio consista essenzialmente nel mantenere fede a orari e luoghi. Poppate a orari, nanna a orari, cambio del pannolino a orari. Spostamenti: pochi e solo se necessari, preferibilmente non estemporanei.

Per non porci obiettivi irrealistici di “routine”, teniamo sempre presente che:

  • Se è pur vero che dopo qualche tempo tutti noi sappiamo che è opportuno cambiare il pannolino del piccolo ogni due ore e mezza/tre, è anche vero che un pannolino sporco andrebbe cambiato appena la situazione lo consente.
  • Se è pur vero che dopo qualche mese notiamo che le richieste di latte del nostro bambino cadono all’incirca ogni due/tre ore, è anche vero che ci possono essere molti fattori che fanno aumentare o diminuire questa richiesta: cambi di stagione, scatti di crescita, malesseri transitori vari, l’erudizione dei denti, una giornata più stimolante.
  • Ed è ormai stato dimostrato che allattare a orari sfavorisce l’adeguarsi del seno, nella produzione di latte, alle esigenze crescenti del bambino.

Se la vita di ognuno richiede organizzazione, è anche però opportuno ricordarci che nei primi mesi da genitori ogni giornata dovrebbe prevedere variazioni dal “programma” che ci eravamo fatti, per adattarsi alle esigenze personali del bambino. Credo sia uno dei cambiamenti più difficili che occorrano nel diventare madri e padri, ma, come dicevano i Beatles, let it be. Almeno un po’.

Il concetto di routine va inteso come la ripetizione rassicurante delle stesse risposte del genitore di fronte al manifestarsi dei bisogni del bambino, più che in termini di luoghi e orari. Possiamo essere a casa nostra o a casa di amici, ma nel manifestare la mia intenzione di allattarti ti prendo sempre in braccio in un certo modo mentre mi sbottono la camicia, e se ti cambio il pannolino (in aeroplano come a casa) canto spesso quel motivetto e ti corico sempre il quel modo, poi ti bacio i piedini ecc.

I genitori stabiliscono spesso routine come queste nel relazionarsi con il bambino, e spesso sono legate al momento della pappa, della nanna o del cambio del pannolino, eventi che in genere si ripetono più volte nel corso della giornata. Nel corso delle settimane, ricevendo attenzioni e cure costanti, il bambino acquista familiarità con la sequenza degli eventi e manifesta una sempre maggiore attitudine a prevedere quello che sta per succedere e a giocare un ruolo attivo, tollerando anche piccoli ritardi nell’intervento dei genitori.

Facciamo un esempio: prendiamo un bambino di 7 settimane che chiameremo Marco. Marco a 7 settimane ha ormai acquisito familiarità con i preparativi di sua madre in vista della poppata: la mamma si siede sul divano e lo distende leggermente. Non appena la mamma inizia a sollevare gli indumenti, Marco inizia a mostrare tutta la sua emozione: ha capito che sta per essere allattato. Solo qualche minuto di attesa dovuto al fatto che la mamma ricerchi una posizione piu comoda, però, getta Marco nello sconforto e comincia a piangere. Marco infatti non ha ancora vissuto la routine della poppata tante e tante volte da capire che, minuto più minuto meno, verrà allattato. Rivediamo Marco a 3 mesi. Ormai si è abituato al modo in cui la sua mamma si prepara ad allattarlo e riesce a elaborare questi indizi per prevedere quello che sta per succedere ed aspettare senza nervosismo. Inoltre adesso riesce anche a girarsi meglio da solo, indicando la posizione a lui più comoda: riesce a partecipare, anche in virtù della routine che si è instaurata.

Anche per la nanna vale lo stesso concetto di routine, sebbene qui ci si addentri in un campo più complesso e con più variabili. In generale però per un neonato/bimbo di pochi mesi non conta tanto se lo state mettendo a nanna nel suo lettino oppure in una stanza d’albergo, se alle nove oppure alle dieci di sera. Conta moltissimo cosa succede prima della nanna, chi compie il gesto per esempio di svestirlo, di coricarlo, quale ninna nanna in genere si associa all’insorgere del sonno, quali gesti compie chi lo accompagna nell’addormentamento.

Quindi, ora che la stagione è bella, fate pure serenamente dei week-end fuori porta, senza temere di sconvolgere la “routine” del vostro bambino. Perché la routine non è soltanto un luogo o un orologio severo. Sono anche quelle cose che contano, ma non devono diventare divinità. Fondamentalmente la routine di un bimbo sono le vostre mani, i vostri movimenti e la vostra voce.

12 modi in cui l’allattamento ti facilita la vita

12 modi in cui l’allattamento ti facilita la vita

Alcune donne in gravidanza pensano che nutrire il bambino artificialmente renderà loro la vita molto più facile. Se il motivo della scelta è questo, lasciatemi dire in maniera spassionata che si tratta di un’illusione. Vediamo perché:

  • Uscite e viaggi

Prima di tutto, le madri che allattano viaggiano leggere: ci vorrà meno tempo a preparare la borsa del cambio, in cui avrai essenzialmente bisogno di infilare solo pannolini, salviette umidificate ed eventualmente un cambio d’abito. Niente polveri, biberon sterilizzati, acqua. Niente bisogno di trovare un posto pulito dove ricostituire il latte o scaldarlo, nessun bisogno di dipendere dalla temperatura esterna per capire quanto può durare il latte già pronto che hai in borsa. Puoi andare in un posto e starci quanto avevi pianificato, oppure fermarti un po’ più a lungo senza preoccuparti di cosa mangerà il bambino.

  • Una mano/due mani libere

La mamma, mentre allatta, può disporre di una mano libera, a differenza della mamma che deve offrire il biberon al suo bimbo neonato. Se usa una fascia, può avere anche entrambe le mani libere. Ciò significa che può allattare anche mentre fa la spesa, mentre mangia, mentre legge o spazzola i capelli all’altra bambina.

  • Risparmio di tempo e sonno

Allattare ti consente di nutrire il tuo bambino immediatamente, basta alzare la maglia. Non c’è nulla da preparare, da lavare, da comprare, da avvitare, da misurare, da sterilizzare, niente di cui testare la temperatura e quindi da riscaldare o da raffreddare. Tutto ciò si traduce in un bimbo che piange meno e nel fatto che nessuno deve alzarsi a preparare un biberon in piena notte, magari uscendo dalle coperte al freddo mentre il bimbo piange…e il latte magari è poi troppo freddo o troppo caldo e bisogna aspettare ancora. Se lo allatti, quando si sveglia puoi semplicemente sdraiarlo accanto a te e offrirgli il seno.

  • Riposo e relax

Allattare rilassa mamma e bambino e ti obbliga a prendere del tempo. Allattare può anche costituire una piacevole pausa e consente alla mamma che ha appena partorito di riposarsi un po’ di più. Quando la mamma ci ha preso la mano, può allattare e dormire allo stesso tempo. Inoltre gli ormoni dell’allattamento ti aiuteranno a sentirti più tranquilla anche nei momenti no. Inoltre in casa c’è meno stress perché in genere i bambini allattati sono meno costipati e solitamente non soffrono di coliche gassose, quindi sono molto meno nervosi.

  • Malattie in tono minore

Se allatti il tuo bimbo si ammalerà meno e, quando si ammalerà, sarà sempre in modo meno grave e meno lungo di quanto non sarebbe stato senza il tuo latte. Questo perché il tuo latte contiene anticorpi specifici per l’ambiente in cui vive il bambino e per i germi che lo attaccano.

  • Mamma in forma

Allattare fa tornare velocemente l’utero alla sua dimensione originaria (quindi fa sparire in pochissimo tempo la fastidiosa pancia floscia del post parto). Inoltre allattare richiede alla donna molte energie, consentendole quindi di ritrovare in breve tempo la linea senza diete.

  • Autostima

Il fatto che il tuo bambino cresca sano e forte grazie al tuo latte…non può che riempirti di orgoglio e autostima!

  • Effetto anticoncezionale

Questo perché allattare, in modo esclusivo e a richiesta, ritarda il ritorno alla fertilità, a causa degli alti livelli di prolattina.

  • Risparmio di denaro

Puoi allattare senza bisogno di acquistare alcunché: non biberon e tettarelle, non latte artificiale. Inoltre risparmi perché perdi meno giorni di lavoro per malattia della prole, spendi meno in assorbenti e anticoncezionali perché il ciclo tarda a tornare e in futuro spenderai meno perché molto probabilmente il tuo bambino non avrà bisogno di apparecchi ai denti.

  • Maggiore serenità

Sapere che stai dando al tuo bambino il massimo che potrebbe avere in termini di nutrizione e difese immunitarie…non può che lavorare contro ogni senso di colpa che inevitabilmente avrai come madre e regalarti al contrario molta serenità sul bene che stai facendo al tuo bambino. Come se non bastasse, anche serenità “pratica”: l’elettricità e il gas possono avere black out, fuori può esserci il nubifragio, ma non dovrai preoccuparti di come preparare il latte o di dover uscire a comprarlo per forza

  • I pannolini dei bambini allattati sentono molto meno.

 

 

 

 

 

 

Quanto tempo deve durare una poppata?

Quanto tempo deve durare una poppata?

In generale, se non ci sono difficoltà nell’allattamento, non bisogna guardare l’orologio! Osservare il bambino è la strada migliore per capire quando é soddisfatto.

Un neonato soddisfatto, infatti:

  • rallenta la suzione/ succhia lentamente ma smette di deglutire/ si ferma completamente
  • ha le braccia rilassate
  • apre le manine
  • potrebbe staccarsi dal seno, con gli occhi chiusi e la bocca aperta
  • il corpo è in generale più rilassato

Quando un neonato inizia una poppata, ha i pugnetti serrati e le braccia flesse e rigide. Nel corso di una poppata soddisfacente, il piccolo rilassa gradualmente le braccia e le mani si aprono. Non appena il suo stomaco si sarà riempito, potrai constatare come la suzione e la deglutizione rallentino molto, fino a fermarsi. In questo momento le braccia saranno molto più rilassate. A questo punto puoi appoggiare la guancia del tuo bimbo sulla tua spalla e aspettare il ruttino.

Se é vero che non bisogna guardare l’orologio ma il cucciolo, è anche vero che una poppata inferiore ai 15 minuti non consente un adeguato apporto di latte al neonato.

Se il neonato si stacca troppo precocemente, va indagato quale sia il problema. Se é sonnolento potrebbe essere semplicemente accaldato, ed in questo caso sarà sufficiente spogliarlo per consentirgli una poppata più vigorosa. Ma potrebbe anche essere che l’ittero stia salendo, che la glicemia sia scesa troppo e che quindi gli manchino un po’ di energie.

Se il neonato è di basso peso, una poppata troppo breve potrebbe essere dovuta ad una sua difficoltà a mantenere l’attacco a fronte della scarsa forza di cui dispone.

Se il seno è troppo gonfio e duro, i neonati in genere non riescono a comprimerlo per succhiare efficacemente.

Le ragioni possono essere molte, anche un ambiente troppo ricco di stimoli o la compressione di alcuni fasci muscolari durante il parto, gli analgesici o l’anestesia assunti dalla madre in travaglio.

In tutti questi casi, spremere il latte dal seno è la migliore soluzione. Consentirà al bambino di recuperare energie, di combattere l’itterizia, di contrastare il calo di peso. Gli fornirà inoltre importanti nutrienti e anticorpi specifici per l’ambiente in cui vi trovate.

Un neonato in buona salute in genere poppa per circa mezz’ora/quaranta minuti ogni volta. Con il trascorrere del tempo, però, il bambino sarà in grado di ottenere più velocemente dal seno la quantità di latte di cui ha bisogno.

Inoltre, siccome anche il suo stomaco si svilupperà, potrà assumere più latte in ogni singola poppata. Per questo motivo le poppate si faranno più distanziate nel tempo.

 

Nei primi giorni di allattamento, è normale sentire dolore?

Nei primi giorni di allattamento, è normale sentire dolore?

La risposta a questa domanda è delicata, perché bisogna fare attenzione al tipo di dolore di cui parliamo. Un dolore acuto e persistente, che non accenna ad attenuarsi e prosegue per tutta la poppata, non è da considerarsi normale, ma il segno di qualcosa da migliorare (attacco del bambino al seno, frenulo linguale corto o altri problemi).

Esiste però un tipo di dolore del capezzolo, detto anche “dolore da stiramento” che molte mamme sperimentano per pochi giorni dopo la nascita. Più che dolore è un fastidio, anche intenso, quando il bambino si attacca al seno. Non deve durare più di 30 secondi dall’inizio della poppata e deve essere circoscritto alla prima settimana di allattamento.

“Perché avviene? Cosa succede? Mi avevano detto che l’allattamento non è doloroso!”

Ed è così, l’allattamento non è doloroso. Nei primi giorni, però, può succedere di provare questo disagio. Accade perché il bambino, per quanto sia attaccato correttamente, esercita una pressione forte per estrarre il colostro, che esce a gocce dal seno. Il bambino comprime maggiormente nel tentativo di ottenere un flusso di latte più intenso. Questo ovviamente è positivo per l’avvio dell’allattamento, in quanto una suzione intensa stimola la montata lattea. Tuttavia è importante che il dolore non sia continuativo e crescente.

Un’altra spiegazione per questo iniziale disagio è il fatto che, nei primissimi giorni dopo il parto, la pelle di capezzolo e areola è molto più sensibile per via degli alti livelli di prolattina nel sangue materno.

“Cosa faccio se il dolore è più duraturo di quello descritto qui sopra?”

Una cosa importantissima è mettersi in testa che non bisogna resistere al dolore per una idealizzato concetto di amore materno. Se il dolore persiste durante la poppata, staccate il bambino introducendo il vostro mignolo (pulito!) all’angolo della sua bocca, per spezzare l’effetto ventosa, e ritentare un attacco corretto. Lavorando per un attacco corretto e in profondità, il dolore dovrebbe diminuire nettamente e scomparire in breve tempo.

Se anche così le poppate restano dolorose, se il dolore aumenta, se i capezzoli si infiammano e lesionano: rivolgetevi ad una figura esperta sull’allattamento. Tivogliobenemamma è a vostra disposizione!

I morsi uterini: cosa sono, a cosa servono, quanto durano.

I morsi uterini: cosa sono, a cosa servono, quanto durano.

I cosiddetti “morsi uterini” sono dei piccoli crampi che alcune donne sperimentano nei due giorni successivi al parto. Sono causati dal contrarsi del nostro utero per tornare alla dimensione che aveva prima della gravidanza. Questo processo, in termini tecnici, si chiama “involuzione”.

I morsi uterini sono generalmente lievi e di breve durata per le mamme al primo figlio, molte di loro addirittura nemmeno li avvertono. Sono in genere un po’ più intensi in seguito ai parti successivi. Questo perché le donne al primo figlio tendono ad avere un tono muscolare uterino migliore, il che significa che l’utero può contrarsi e rimanere contratto, piuttosto che rilassarsi e contrarsi a intermittenza.

Questi crampi sono in genere più intensi nelle prime 24-48 ore dopo il parto, ma già al terzo giorno dovrebbero ridursi moltissimo e poi sparire. E questo accade comunque, anche se l’utero può impiegare sei settimane o più per tornare alle dimensioni normali.

L’allattamento può rendere i morsi uterini un po’ più percepibili in quanto la suzione del bambino innesca il rilascio dell’ossitocina, un ormone che è responsabile sia della fuoriuscita di latte dal seno che delle contrazioni del parto. Questa è in realtà una buona cosa: i morsi uterini nelle mamme che allattano durano meno (a volte anche solo poche ore) e aiutano l’utero a ridursi più rapidamente, riducendo il rischio di perdite di sangue eccessive dopo il parto.

“Come posso alleviare il fastidio, se ne avverto?”

Ecco alcuni suggerimenti per ridurre al minimo il tuo disagio:

  • Fai pipì spesso, anche se non ne senti davvero il ​​bisogno. Una vescica piena, infatti, ostacola l’utero nel suo contrarsi per tornare alle dimensioni originarie, con conseguente aumento del fastidio.
  • Sdraiati a pancia in giù con un cuscino che preme sul basso ventre.
  • Sdraiati a pancia in giù con uno scaldino sotto il basso ventre.
  • Massaggia delicatamente il basso ventre.
  • Prendi un analgesico compatibile con l’allattamento, come il paracetamolo o l’ibuprofene.

Chiama il tuo medico se i crampi non si attenuano dopo un paio giorni o se il dolore non è sopportabile. Questi potrebbero essere segni di infezione o di altro problema che richiede cure mediche.

Gli scatti di crescita del neonato

Gli scatti di crescita del neonato

In certi periodi, improvvisamente il vostro bambino può richiedere di attaccarsi al seno continuamente. E a volte sembra non trovare pace dopo un po’ che è attaccato, staccandosi e riattaccandosi con foga. Questi periodi di aumentata richiesta sono detti “scatti di crescita”. Se allora mettete il vostro bambino al seno ogni volta che ne fa richiesta, il vostro corpo riceverà il segnale di produrre più latte e anche di adattare la composizione del latte allo sviluppo del bambino. Proprio così! L’allattamento è un sistema meraviglioso di comunicazione e cooperazione tra il corpo del piccolo e quello di sua madre. Dopo pochi giorni (in genere due) questa fase intensa è passata perché il vostro latte si riadatta alle richieste del bambino. Solitamente succede che i bambini in crescita rapida vogliano succhiare molto durante la notte. Può essere un po’ provante e destare qualche preoccupazione se la mamma ed il papà non conoscono l’esistenza di questi scatti. Però. in mancanza di altri segnali, non c’è nulla di cui preoccuparsi: basta assecondare il bambino e il corpo della mamma in breve tempo aumenterá la produzione di latte (ed il bambino tornerá tranquillo).

I periodi “da manuale” degli scatti di crescita sono:

  • tra il settimo ed il quattordicesimo giorno
  • a circa 4 settimane di vita
  • a circa 6 settimane di vita
  • a 3 mesi circa
  • a 4 mesi circa
  • a sei mesi e otto mesi circa (ma questi ultimi si notano meno perché il bambino in questo periodo comincia a introdurre anche cibi solidi nella sua dieta)

Nonostante queste indicazioni generali, ogni bambino è un singolo individuo e possono verificarsi molte variazioni tra uno e l’altro.

Una cosa da evitare in questi momenti è quella di ricorrere a tisane o ciucci: il seno produce tanto più latte quanto piú spesso viene drenato e stimolato attraverso la suzione del piccino. Ne consegue che se portiamo il bimbo a succhiare un ciuccio o gli riempiamo il pancino con tisane, sará meno interessato a ciucciare al seno e di conseguenza il seno produrrá meno latte. Questi momenti mettono a dura prova i genitori, ci si sente molto stanchi e ci si sente in ansia. Spesso la mamma si sente stressata e preoccupata nei confronti dell’ allattamento, soprattutto se ha il dubbio che il bambino non mangi abbastanza. Sicuramente, però, il fatto di conoscere l’esistenza degli scatti di crescita aiuta ad affrontare questi momenti in maniera più serena.
L’appetito di ogni bambino è proporzionale alla sua crescita, quindi ciò che interviene in questo meccanismo può creare difficoltà: le aggiunte di latte formulato, la camomilla o l’acqua possono saziare il bambino, allungando così l’intervallo tra una poppata e l’altra e diminuendo il tempo di suzione al seno. E questo di conseguenza può ingenerare una minore produzione di latte il giorno seguente.

Il neonato e la temperatura esterna: 5 indicazioni da non trascurare

Il neonato e la temperatura esterna: 5 indicazioni da non trascurare

Al momento della nascita, il neonato sperimenta una differenza di temperatura di circa 15 gradi. Più o meno come passare da una giornata primaverile al pieno inverno in pochi secondi. E per di più bagnato, cosa che aumenta la dispersione termica.

Per di più la sua testa rappresenta un buon 30% del suo intero corpo, perché le proporzioni non sono le stesse rispetto al corpo di un adulto. E la testa può rimanere facilmente scoperta, se non ci si fa attenzione o non si dà alla cosa eccessiva importanza perché il resto del corpo è coperto. Se ci pensate, date le proporzioni, è come un adulto a torace nudo, o con dei calzoncini, in inverno.

“E cosa succede se prende freddo? Febbre? Raffreddore?”

Il raffreddore, per quanto decisamente seccante in un neonato, non è il rischio maggiore quando un neonato prende freddo. Ciò che rischia, infatti, è un importante calo di zuccheri. Il suo corpicino, infatti, per tenerlo caldo, comincerebbe a bruciare le riserve di grasso più profonde. Questa per il piccolo è una vera e propria faticaccia, che lo sposserebbe rendendolo sonnolento e poco incline ad attaccarsi al seno e succhiare con il necessario vigore.

Non vi dico certo queste cose per spaventarvi, piuttosto per far capire a tutti voi, splendide mamme e splendidi papà che non vedono l’ora di fare solo “cose giuste”, perché tenere coperto il neonato nelle prime ore dopo la nascita è così importante.

Per come sono fatta io, e credo molte persone, trovo difficile seguire un consiglio di cui non capisco il senso. Quindi mi preme spiegarvi il senso, del berretto soprattutto.

Da tutto questo discorso discendono immediatamente 6 conseguenze:

  • durante il contatto pelle a pelle, nelle due ore successive al parto, abbiate cura di tenere il bambino ben coperto: sopra con gli asciugamani caldi che vi avranno fornito, sotto a contatto diretto con la pelle della mamma (che è più calda dell’asciugamano) e sulla testolina con un berrettino che inevitabilmente si sporcherà (quindi prevedete un berretto in più rispetto al corredo suggerito).
  • durante la degenza in reparto, tenete il più possibile il bambino a contatto con il vostro corpo. Se siete stanche, lasciatelo nella culletta ben coperto (parleremo in un altro post del wrapping, il modo di avvolgere il neonato, ma chi partorisce in questi giorni può chiedere con sicurezza alle infermiere del nido). Nelle prime ore dopo il parto, è addirittura consigliata la doppia coperta. Per lasciare al bambino il tempo di ambientarsi un po’. Chiedete con fiducia al personale quand’è il momento migliore per toglierla, e così per il berretto.
  • non lavate il piccolo senza necessità, e se lo fate cercate di farlo velocemente, con spugnature di acqua calda (prima della caduta del moncone ombelicale), asciugandolo subito e bene. Lavategli la testa e asciugategliela per prima, quando è ancora vestito, o per ultima, dopo avergli messo gli abiti nuovi.
  • dopo la pulizia generale, tenetelo per un po’ di tempo a contatto con la vostra pelle. Lo aiuterà a calmarsi e a recuperare la temperatura ideale.
  • non trascurate l’importanza di body e tutine della misura giusta. Se sono troppo grandi, lasceranno “camere d’aria” che potrebbero raffreddare il piccolo.

“Ma a me l’infermiera ha detto di scoprirlo per farlo svegliare e mangiare”

Potrebbe accadere che il personale vi dica di scoprire il neonato per aiutarlo a “svegliarsi”, nel senso di riattivarsi, e mangiare. Questa è sicuramente una indicazione utile, perchè a volte anche il calore ha un effetto soporifero (avviene la stessa cosa per noi adulti). Ovviamente se poi il neonato mangia: bene! Altrimenti rivestitelo. Non va lasciato scoperto per troppo tempo.

“Ma che temperatura dev’esserci nelle stanze di casa?”

La temperatura ideale dell’ambiente, al terzo giorno, è di circa 20 gradi. Fermo restando che il neonato deve essere ben coperto (con body, tutina e coperta) dopo i primissimi giorni non è necessario, anzi è controindicato, farlo dormire con il berretto.

“Non esiste un modo di rendermi conto di come sta il mio bimbo? Se ha caldo, se ha freddo?”

Per rendervi conto di come sta il neonato, se ha freddo, caldo o sta da Dio, l’ideale è infilare un vostro dito nello spazio tra la parte posteriore del collo ed il body. Quella è la temperatura che sta sperimentando. Mani e piedi nel neonato sono quasi sempre freddi, senza che questo voglia dire che il piccolo ha freddo in generale.

 

 

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